Lo ZAFFIRO

Si potrebbe pensare allo zaffiro come "il cugino" del rubino, dato che entrambi sono varietà della specie gemmologica dei corindoni e, fatta eccezione per gli elementi chimici che ne determinano il colore, le due gemme condividono la stessa struttura cristallina, la composizione chimica e le proprietà ottiche.Verso la fine del Medioevo, lo zaffiro era la pietra favorita per gli anelli ecclesiastici in quanto il suo colore blu simboleggiava il Paradiso. 

Tra le credenze antiche, si ricordano quelle di curare la febbre, il raffreddore, i morsi di serpente e l'ulcera, oltre al potere di liberare la mente.Per quanto riguarda le fonti, le più famose dal punto di vista storico sono: il Kashmir, l'Unione di Myanmar e lo Sri Lanka.Il Kashmir è conosciuto per le gemme più pregiate, di un colore blu intenso e spesso con un aspetto "vellutato", dovuto all'effetto di particolari inclusioni caratteristiche di questi zaffiri.Anche le gemme birmane (Myanmar) sono altrettanto eccezionali, con una tinta blu vivida, ma di solito leggermente più scura di quelle cingalesi. Gli zaffiri provenienti dallo Sri Lanka, infatti, tendono a presentare un colore più chiaro e luminoso.Oggi le fonti principali sono il Madagascar e l'Africa Orientale, l'Australia, la Tailandia, la Cambogia e lo Sri Lanka. 

Gemmologicamente parlando, in Italia la parola zaffiro viene utilizzata solo per descrivere il corindone di colore blu. Tuttavia, nel linguaggio commerciale ed in molti Paesi tutti i corindoni diversi dal rubino vengono definiti "zaffiro" (sapphire), con a fianco la specificazione del colore. Le gemme appartenenti a questa specie gemmologica, infatti, si possono trovare in tutte le tinte dell'arcobaleno.